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Per tutto il 2017, a seicento anni dalla nascita di Sigismondo Pandolfo Malatesta, Rimini ha celebrato con ogni sorta di manifestazione il suo più illustre signore, personalità poliedrica che ancora oggi divide i suoi studiosi tra detrattori implacabili e appassionati sostenitori. Oltre che uno spregiudicato uomo d’arme e un attento diplomatico, Sigismondo fu un uomo colto e intelligente, sensibile al bello in tutte le sue forme, tanto che durante la sua signoria (1432-1468) riuscì a creare attorno a sé una corte prestigiosa che attirava artisti, architetti e poeti di grandissima fama. Tra questi ultimi spicca la figura di Basinio Basini, intellettuale di grande interesse che fu oggetto della mia tesi di laurea e anche di successivi studi e interventi nel dibattito culturale della mia città. Per questi motivi, diciamo “d’affetto personale”, desidero dedicare a lui questo mio secondo articolo, già apparso sulla rivista «Ariminum» nell’aprile del 2017, con l’impegno per il futuro di abbandonare ogni tanto la cultura classica per dedicarmi a questa splendida stagione della cultura riminese che tanto fascino ancora esercita e non solo entro il perimetro urbano della nostra città.

La figura del poeta umanista Basinio Basini, nato a Tizzano Val Parma nel 1425 da un’agiata famiglia di origine mantovana, si staglia sullo sfondo di quel mecenatismo signorile che nella prima metà del Quattrocento va assumendo connotati sempre più precisi. Nelle loro corti i signori, organizzatori e fruitori della nuova cultura, dispiegano una committenza generosa che tuttavia esige dall’intellettuale, come contropartita, un’adesione incondizionata al potere. Collocabile nell’ambito di specifiche coordinate socio-culturali, Basinio fu letterato assai prolifico, già ai suoi tempi piuttosto noto, in relazione con i più illustri personaggi dell’epoca come Vittorino da Feltre, Teodoro Gaza, Guarino Veronese e orbitante attorno ad alcuni degli ambienti culturali più fervidi del primo Quattrocento: la Ferrara di Leonello d’Este e la Rimini di Sigismondo Pandolfo Malatesta.

La sua vastissima produzione letteraria, la sua conoscenza dei classici, le sue amicizie importanti, i suoi toni adulatori e quelli polemici concorrono a definirlo quale tipico esponente di una cultura che nella scelta linguistica del latino esprime la sua opzione non solo per un modus loquendi, ma anche e soprattutto per un determinato modus vivendi. Siamo in grado di seguire le diverse fasi della sua breve vicenda umana e poetica grazie ad una serie di composizioni poetiche raccolte sotto il titolo di Carmina varia, prezioso documento utile a ricostruire atmosfere di ambienti letterari e di milieaux  cortigiani. Le composizioni di carattere encomiastico costituiscono il gruppo più cospicuo all’interno dei Carmina varia: esse sono concepite per lusingare il signore e proprio nell’intento celebrativo e nell’esaltazione panegirica trovano la loro ragione d’essere. Possiamo in esse cogliere il travaglio etico e umano di un intellettuale che ambisce ad una posizione stabile, al riconoscimento di un determinato status sociale, ma che non ha altra possibilità che affidarsi alla corte dove ogni sistemazione, anche la più onorevole, conserva pur sempre un ampio margine di provvisorietà.

Basinio  rimase a Ferrara dal 1446 al 1449/50, educando il suo gusto e assimilando gli aspetti più vivi dalla cultura estense. Le ragioni della rottura con la corte ferrarese non sono ben chiare, ma di certo furono tali da mettere il poeta nella condizione di procurarsi altrove una favorevole sistemazione.

Verso la fine 1449 il poeta si trasferì a Rimini, forse inizialmente con un incarico di insegnamento nella scuola pubblica e certamente attirato dalla munificenza di Sigismondo Pandolfo Malatesta che con le sue doti di abile coordinatore fu animatore culturale di prim’ordine. Dotato di un raffinato gusto estetico e animato da un acceso fervore umanistico, Sigismondo avvertì tutta l’efficacia di opere di elevato livello intellettuale quali indispensabili strumenti di consenso politico, riuscendo ad organizzare attorno a sé una corte prestigiosa che lo appoggiasse nella sua azione di governo.

Sullo sfondo di questo specifico orizzonte culturale, ricco di suggestive risonanze, si colloca la produzione letteraria di Basinio che proprio a Rimini conosce la sua più intensa e rigogliosa stagione. L’approdo alla corte malatestiana segna l’inizio di anni di febbrile lavoro, di un nuovo itinerario artistico in cui con più matura consapevolezza il poeta definisce un programma letterario che lo porta a prediligere la forma epica, alla quale è appunto affidata la maggiore celebrazione di Sigismondo che sia stata prodotta dalla letteratura umanistica: l’Hesperis, un grande poema in 13 libri, la più estesa delle opere di Basinio.

Se volessimo italianizzare il titolo Hesperis, potremmo chiamarla Italiade, sia in riferimento alla materia, costituita principalmente dalle guerre che Sigismondo condusse in Italia, sia in riferimento allo spirito con cui la narrazione è costantemente condotta. Infatti con retorica amplificazione e trasfigurazione fantastica Sigismondo è presentato come un eroe nazionale, difensore della “latinità” contro i “barbari”. Si tratta in realtà di avvenimenti modesti, quali furono le due fasi della guerra condotta in Toscana da Sigismondo in qualità di condottiero dell’esercito dei Fiorentini contro gli Aragonesi, prima contro Alfonso nel 1448 e poi contro il figlio Ferdinando nel 1452. Sulla scia di Omero e di Virgilio, Basinio tratta il dato storico come semplice spunto, inserito in una trama narrativa molto complessa in cui trovano luogo, oltre a grandiose scene di battaglie, anche interventi divini, sogni, visioni, concili degli dèi, un viaggio favoloso all’isola Fortunata, al tempio della Fama, ai campi Elisi e persino una discesa agli Inferi. Sebbene la morte precoce abbia impedito a Basinio di portarla a termine, l’Hesperis è un importantissimo documento della propaganda malatestiana, che ebbe certo in Sigismondo il suo abile orchestratore.

Il quinquennio 1451-55 segna il momento più intenso della produzione letteraria del giovane poeta, in esatta corrispondenza con gli anni del più grande splendore della corte di Rimini: mentre sta sorgendo il Tempio Malatestiano, pregevoli artisti conferiscono alla città l’incomparabile prestigio di una nuova civiltà artistica e famosi poeti gareggiano nel celebrare Sigismondo e la sua donna, la divina Isotta degli Atti.

Tutti gli umanisti che gravitano intorno a Sigismondo diedero il loro tributo all’esaltazione della famosa coppia, ma il più singolare prodotto letterario di quelli che sono stati chiamati “poeti isottei” resta il Liber Isottaeus: si tratta di un raffinato romanzo amoroso, in tre libri, ognuno di dieci elegie, che nella forma delle epistole ovidiane trasferisce in chiave umanistica la tradizione del canzoniere di imitazione petrarchesca, narrando la storia immaginaria, ma pure intessuta di molti e vivaci frammenti di vita reale, dell’amore di Sigismondo e Isotta. Al di là della questione della paternità (opera in tutto e per tutto di Basinio oppure iniziata da altri, poi ripresa e compiuta da Basinio?) il Liber Isottaeus è comunque inseparabile dalla figura di Basinio e si colloca a buon diritto al centro della cultura malatestiana di quegli anni.

Nel 1455 è pronto per la pubblicazione il poema didascalico Astronomicon, in cui Basinio sviluppa e approfondisce interessi scientifici di carattere astronomico-astrologico già maturati durante il soggiorno ferrarese. Una cultura astronomico-astrologica di buon livello scientifico viene attivamente promossa anche dalla corte malatestiana, soprattutto sotto Sigismondo. Nel grande moto spirituale dell’Umanesimo la riscoperta della letteratura tardo-antica con la sua complessa tematica scientifico-astrologica dà nuovo impulso alla dottrina delle corrispondenze tra microcosmo umano e macrocosmo siderale. Avvincenti elementi astrologici animano la vita culturale delle corti nell’ambito delle quali svolgono un’importante funzione: sullo sfondo dell’affascinante imagerie cortigiana, nutrita di credenze e simboli eterni, il princeps viene presentato come depositario di segreti saperi soprannaturali. Attribuzioni magiche e carismatiche vengono così a costituire il più valido e persuasivo strumento di controllo politico. 

L’opera di Basinio va dunque collocata all’interno di una complessità di orientamenti e di percorsi intellettuali che si intrecciano nell’ambiente culturale malatestiano singolarmente percorso da una rinnovata ed erudita esplorazione dall’antichità classica.

Il poeta muore a soli 32 anni dopo avere composto circa diciottomila versi di poesia dotta e di altissimo livello formale. Sigismondo volle che il suo poeta fosse sepolto nel primo dei grandi sarcofagi di tipo romano che avevano cominciato a ornare il fianco destro del Tempio, segno della speciale considerazione di cui il poeta godette presso il suo signore e mecenate.

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